giovedì 2 luglio 2020

La badante straniera

Uno dei passatempi proposti da Kereeditse, che nella consueta mattinata con Matteo avevano mandato al tappeto la tv, era la rassegna stampa.
Soprattutto a causa del lavoro di Sara, sparsi nella casa c’erano sempre un mucchio di quotidiani e riviste, e uno dei sogni impossibili del fratello di Teresa era quello di diventare un giorno l’uomo del telegiornale.
“Perché?” chiese la madre di Ahmed, ma tu leggi pure come la ‘babysitter immigrata’.
“Perché ho il sorriso che ci vuole.”
Non era farina del suo sacco, bensì di Sara. L’aveva detto distrattamente, mentre colpiva assorta i tasti del pc, dopo aver sfiorato per una frazione di secondo Matteo con la coda
dell’occhio. Neanche uno sguardo completo, ecco.
“Mamma, mi piacerebbe fare l’uomo del tg. Posso?”
“Certo, hai il sorriso che ci vuole.”
Domande e risposte di peso differente, per i due. Domanda dimenticata e risposta scolpita e lucidata ogni giorno.
Cosicché, il gioco che la ‘badante straniera’ – ma sì, usiamo la dicitura da stampa superficiale e strumentale - aveva messo su con Matteo era una sorta di prova generale per il futuro anchorman.
Il ragazzo indossava sopra una camicia l’unica giacca che aveva, quella del cosiddetto vestito buono, e metteva al collo una delle cravatte di Marco.
Quindi si sedeva al tavolo in salotto, con i giornali sparsi su di esso, una lampada puntata ben in viso dall’improvvisata regista e la suddetta rassegna andava in onda.
Matteo era raggiante. Già si vedeva nella scatola magica, a raccontare le notizie. Tuttavia, non aveva alcun interesse nel raggiungere la totalità degli spettatori. L’unico bersaglio abitava con lui. Quella era la sola platea che gli interessasse: papà, mamma e Teresa sul divano, ad ammirare Matteo, la loro finestra per il mondo di fuori, il testimone di quel che succede davvero, lì fuori.
In breve, l’uomo del tg. E quando quella del narratore è una voce onesta, tutto può succedere...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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