giovedì 9 luglio 2020

Accogliere o discriminare?

Rumore, nel palazzo. Qualcosa si muove, da qualche parte, al di là del muro. Qualcosa sta cambiando.
Teresa sta pelando una mela, con il sottofondo dei violini che le sussurra la cuffia. Non ha fretta, fa le cose con cura. Taglia con precisione estrema, cercando di non sprecare il frutto.
È brava a togliere le bucce, lo è sempre stata e il motivo è semplice. Le piace guardare quel che c’è sotto perché le piace quel che c’è sotto.

Ecco perché non andrebbe sprecato un grammo. Di quel che c’è sotto.
Il pezzo strumentale sale di volume, una versione classica di una hit pop, ma questo non le impedisce di accorgersi della novità in arrivo.
Posa il coltello sul vassoio, libera le mani dall’unto del pasto che sta per terminare seduta sul letto della propria camera e si libera lentamente del cellulare.
Quindi raggiunge la finestra e osserva in basso, sul marciapiede innanzi al portone del palazzo.
C’è un bambino che si guarda intorno e proprio nel momento in cui solleva gli occhi verso di lei, arriva una donna, probabilmente la madre che lo invita a entrare.
Nella nuova casa. Nuove persone.
Nel medesimo tempo, Marco tenta di ascoltare il telegiornale, interrotto di continuo da Matteo con le domande più improbabili.
Perché non sei tu a dire le notizie? Sei più bello di quello lì. Oppure: Perché non parla mai di noi, quel signore? Io lo farei. Nondimeno, il padre del ragazzo speciale coglie qualcos’altro, tra le interferenze di quest’ultimo. Qualcosa di cui il figlio non è affatto responsabile.
Preme il tasto mute sul telecomando e raggiunge l’ingresso. Quindi appoggia l’orecchio alla porta di casa e ascolta, imitato un secondo dopo da Matteo.
Nuove persone. Nella nuova casa.
Da accogliere, o almeno conoscere, oppure da discriminare, come minimo ignorare.
A ciascuno la scelta...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore


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