giovedì 4 giugno 2020

Vedere e capire la diversità

Confuso senso della realtà e complicazioni, inaspettate.
Kereeditse, come del resto tutti gli altri, sapevano che avrebbero trovato complicazioni, venendo in Italia. Normale, quando si abbandona la propria terra per l’ignoto.
Prendi quale esempio il nuovo idioma. Malgrado tra gli effetti della pozione che li aveva fatti diventare bianchi vi fosse quello di possedere una sufficiente padronanza della lingua nostrana, le difficoltà non erano affatto di natura semantica. Certo, molte parole risultavano insolite, soprattutto nell’accezione comune, ma anche apprezzate. Come ad esempio ‘vicini di casa’.

Il problema nasceva laddove la nuova gente, nella nuova terra, usava sì parole note ma le metteva insieme in maniera misteriosa. Leggi pure come le normali complicazioni della moderna civiltà. E inaspettate.
“Signora, spesso sua figlia mostra un confuso senso della realtà”, disse quella mattina una maestra di Shani, alias Anna.
Kereeditse si sforzò di evitare che la crescente perplessità affiorasse nel volto e provò a minimizzare: “Davvero?” fece con convinto distacco.
L’insegnante, incapace di comprendere se la donna avesse inteso il senso del discorso, si spiegò meglio.
“Vede, solitamente il lunedì invito i bambini a raccontare cosa hanno fatto con i genitori durante il fine settimana e Anna descrive sempre fatti evidentemente inventati.”
“Chiaro”, affermò la madre di Ahmed. E in parte mentì.
Perché comprendere il significato della parole non implica l’aver chiaro il messaggio.
Per la nuova gente nella nuova terra e, molto più sovente di quanto si creda, anche per tutti gli altri.
“Spesso la piccola parla di balli nel mare, la sera, con lei, signora. E poi c’è l’albero che sta costruendo con suo marito. Li disegna pure, con dettagli precisi.”
La professoressa mostrò alcune delle opere di Shani.
Balli di sera, con lei e l’albero con lui. Mi sembra di vederli, pensò emozionata Kereeditse.
I genitori di Shani, rimasti indietro, e al contempo lì, su inerti fogli, ravvivati dalla nostalgia di un bambina. O, più prosaicamente, dal confuso senso della realtà.
Le domande proibite scoccarono una dopo l’altra, come dardi accesi di collera a difesa del castello più prezioso, quello dove la casa coincide con gli affetti.
Qual è il problema? Qual è il tuo problema? Cos’è che non riesci a capire? Cos’è che non riesci a vedere? E, soprattutto, perché? Perché non riesci a capire e a vedere?

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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