martedì 23 giugno 2020

Il narratore antirazzista

Più di ogni altra cosa, gli era impossibile non liberare nella sua stessa mente ogni pensiero, allorché fosse composto della sostanza che preferiva. Non i sogni, benché mai le idee, bensì ciò che i suoi sensi avevano raccolto sino a quel momento, fosse stato il sapore della terra, che l’odore delle feci del cane, passando per il calore delle mani della madre quando una sua carezza gli sfiorava la guancia.
Jean-Baptiste era entusiasta di essere vivo, di respirare l’aria che l’immenso giardino che circondava il castello regalava gratuitamente ai suoi ignari abitanti.

Capite, ora, perché un uomo del genere fosse del tutto incapace di provare qualcosa che solo assomigliasse a una qualche forma di razzismo?
Una sera, nel giorno del suo decimo compleanno, dopo l’ennesimo rimprovero da parte del barone, il nostro stritolò i palmi nelle mani chiuse a pugno e a voce bassa disse chiaramente: “Padre… non voglio controllare la mia vita…”
Uno schiaffo era ormai storia, giacché la pesante mano era caduta sulla tenera guancia del bambino. Eppure ciò non impedì alla madre di Jean di udire il resto della frase: “…la mia vita voglio viverla…”
L’ultimo anno prima di andare a Parigi per completare la propria educazione, perlomeno secondo i progetti del padre, fu molto significativo per il futuro barone di Cloots.
Sin da quella drammatica sera del suo genetliaco, nella mente del bambino iniziò a germogliare il seme della parola, da quella sussurrata a quella gridata...

Leggi altro in "La vera storia di Jean-Baptiste du Val-de-Grâce, oratore della razza umana", racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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