giovedì 18 giugno 2020

Di città nel mare e altre storie contro il razzismo

Esistono le città, sott’acqua? Tinochika aveva solo quattro anni quando aveva posto la domanda più logica per un bambino della sua età.
Ovvero per qualcuno che abbia il disperato bisogno di una sola risposta ed è disposto a crederci senza dubitarne, per quanto inammissibile.
Bikila era rimasto senza parole. Aveva appena appreso della morte dei genitori del piccolo. Ancora una volta su una nave, in mare, da qualche parte.
All’epoca Ahmed aveva appena un anno e per questa ragione aveva il cuore talmente ricolmo di vita, presente e soprattutto futura, da non aver alcuna forza per maneggiare la parola bandita.
La morte dei genitori di Tinochika non era stato un evento, come dire, straordinario. Quando si partiva privi di pozioni magiche il destino risultava
tutt’altro che dotato di particolare immaginazione.
Al meglio, si otteneva lo status di schiavo moderno, vittima del razzismo e dell’odio dei privilegiati comunitari. Per figurarsi il peggio, bastava avere il coraggio di osservare cosa vive al di sotto di cotanta presunta fortuna.
Esistono le città, sott’acqua? Non lo so, si era limitato a rispondere Bikila. Era un suo marchio di fabbrica, in effetti. Dichiarazione di ignoranza perenne, a meno di comprovata certezza, questo avresti potuto aspettarti senza sorpresa dal padre di Ahmed e quest’ultimo lo sapeva bene.
Ecco perché, laddove non fosse affatto in cerca di spiegazioni convinte ma solo di un disegno alternativo a quel che i meri occhi suggeriscono, si rivolgeva alla nonna.
Nondimeno, l’uomo aveva ragioni solide, alla base della sua costante posizione di fronte alle domande troppo aperte. Non amava mentire e soprattutto non desiderava deludere, e presumo che nessuno potrebbe biasimarlo per questo.
Esistono le città, sott’acqua? Domanda da risposta scontata, invece, per lei che racconta.
Per Ramakeele poche cose non esistevano davvero e neanche le rammentava. Tutto il resto era possibile e dimostrabile. Come? Raccontandolo, è ovvio. Perché qualunque cosa che riesca a entrare in una storia, può fare altrettanto con la vita.
Col tempo, Tinochika era cresciuto e aveva diminuito di molto la capacità di cogliere il meglio nelle parole della vecchia, ignorando il trascurabile. Leggi come le altezzose regole della fisica o della meccanica applicata. E alla fine, il giorno in cui la domanda di allora non avrebbe avuto alcun senso nella sua testa, era arrivato.
Tuttavia, si sa cosa fanno i viaggi particolarmente emozionanti nei cuori feriti. Li distraggono dall’inerte terraferma, da ciò che si tocca e che inevitabilmente brucia, e soprattutto dalle regole della fisica e della meccanica applicata.
Ecco perché, laddove tempo dopo si era ritrovato in pieno mare aperto, Tinochika si era sistemato a prua con gli occhi incollati sulla superficie del mare. Decisi ad oltrepassarla, sino alle ingiustificate profondità, dove solo l’immaginazione giunge, e non per caso.
Lì, dove si trovano le città. Proprio là, dove sono i miei...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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