giovedì 14 maggio 2020

Razzista ha bisogno di un nemico

Il responsabile dell’ansia del tempo per il ragazzo e il padre Vito era stato un incidente sulla via. O sulla vita.
Pochi secondi di una domenica mattina di dieci anni addietro e la parola mamma fu cancellata sul selciato della strada da un ignoto pirata. Sconosciuto assassino mai fattosi vivo, che il tempo, per quanto ansimante per la fretta, era stato pian piano costretto a identificare in un volto. Molteplice e al contempo univoco. Tutti ma anche solo uno, quello con cui ti imbatti in metropolitana e in ascensore, in fila alla posta o al supermercato, sul marciapiede o sulla strada.

Ecco, anche così funziona il razzismo: straniero, tu hai ucciso mia moglie. Tua madre. Il mio amore. Il nostro. Nessun dubbio. Devi essere stato tu e per questo pagherai. Il mio dolore, pagherai. Il tuo, figlio mio.
Queste parole potrebbero fungere da note a piè di pagina, magari in una versione sintetica, della scena serale in casa di Tommaso, ripetitiva quanto quella di Teresa e i suoi.
Tv accesa, occhi accecati dalle farneticazioni in onda, tovaglietta sul tavolino di fronte al divano, roba riscaldata nei piatti, rumore di mascelle, quel che resta di un amore tranciato. Sulla via.
Silenzio intervallato la maggior parte delle volte dal medesimo ritornello, nonostante la varietà delle istigazioni prodotte dal sacro tiggì.
Disoccupazione in aumento? Colpa degli stranieri.
Perdita dei valori tradizionali? Colpa degli stranieri.
Criminalità dilagante? E di chi è la colpa se non degli stranieri?
“Maledetta gentaccia che arriva illegalmente sulle nostre coste”, bofonchiò Vito quella sera agguantando goffamente la bottiglia di birra, rischiando di farla cadere.
Che volete farci, a ora di cena era già ubriaco.
Cosicché, a Tommaso restavano poche soluzioni per convivere con quel che la sorte gli aveva imposto sulla via. Sulla vita.
Condividere i deliri del padre in onore di una triste armonia con quel che restasse della sua famiglia.
Sacrificare quel medesimo onore e accettare una volta per tutte che quella terribile sera qualcosa di davvero prezioso del padre fosse morto con la mamma.
Delle due l’una. E Tommaso non voleva rimanere solo...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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