venerdì 8 maggio 2020

Quando le diversità si incontrano

Il magico incontro tra le diversità, stoltamente discriminate, è tutto lì. Chiaro e vero, nei volti come nella voce. Tanto negli occhi quanto nel disegno delle labbra.
La prima espressione, le prime parole, i primi gesti salvati in memoria. L’incipit di un qualcosa. Amicizia o semplice conoscenza. Amore eterno o illusione a tempo.
Oppure, tutto si riduce a quell’unico incontro. Nulla di più, inizio e fine in pochi secondi. Perché non c’è tempo, non c’è n’è mai, per gli estranei. E ancora una volta sarebbe tutto lì, ma questo era nella premessa...

“Buongiorno”, fece Teresa chiudendo la porta dell’ascensore al piano terra.
Ahmed e Ramakeele erano di spalle, mentre quest’ultima stava per aprire il portone.
“Buongiorno”, rispose la nonna di tutti, voltandosi e mostrando un sincero sorriso.
Ahmed mostrò il viso per ultimo e non appena i suoi occhi intercettarono quelli di Teresa si rammentò di lei. Di quella ragazza con i capelli rossi, al di là del vetro.
“Ciao”, fece lei. “Siete i nuovi vicini, vero?”
I nostri non conoscevano il senso comune della parola, ma il significato letterale suonava ancora meglio, dentro di loro.
“Sì”, ammise Ramakeele, “siamo vicini, molto vicini.”
“Molto vicini”, ripeté Teresa, “mi piace.”
“Come ti chiami, ragazza?” domandò la vecchia.
“Teresa.”
“Io sono Rachele e lui è…”
“Amedeo”, esclamò il bambino, come ansioso di ascoltare la propria voce. “Io sono Amedeo.”
Trascorsero pochi secondi, una pausa infinitamente breve nel corso abituale del tempo, ma la dilatazione di quest’ultimo è una conseguenza provata dalla teoria della relatività, a determinate condizioni, tra cui la velocità della luce.
Requisito scontato solo per due fortunate categorie: le navi spaziali e le emozioni.

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