venerdì 22 maggio 2020

Il razzismo ha bisogno di vittime

C’è un immigrato tra noi.
Questo hanno gridato quando mi hanno visto.
Uno straniero, ecco cosa vedono.
Straniero io? Ma com’è stato possibile?
Eppure ho cercato di farmi capire, implorandoli perfino, che su questa via avrebbero potuto condannarmi a morte, senza scherzi, ma è stato inutile, fiato sprecato.

Mi hanno preso tutti insieme e accompagnato bruscamente all’imbocco della nave in partenza.
“Scusate”, ho cercato di obiettare. “C’è tanto spazio, là sopra, che fastidio vi do?”
Che domande faccio, pure io… è un fatto scontato, è proprio il sottoscritto che non vogliono tra loro, da cui si spiega il fastidio, certo.
Allora ho provato la carta dell’evidente verità sotto gli occhi e anche la pelle dei presenti: “Siete razzisti!”
Che affermazioni faccio, pure io… anche questo è scontato, è proprio per quello che mi cacciano.
Tuttavia, mentre venivo spinto fuori non ho potuto fare a meno di notare gatti, cani e altre bestie lasciate libere di scorrazzare sulla nave.
“Scusate, ma gli animali sì e io no?”
Che osservazioni faccio, pure io… perfino questo è di una banalità assordante: gli animali sono diversi per definizione, io lo sono per necessità.
Perché il razzismo ha bisogno di vittime, altrimenti si sente umano e non c’è nulla di cui abbia maggiormente paura…

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