lunedì 13 aprile 2020

Scaricare odio sugli ultimi

Tre giorni, tre giorni erano ovviamente trascorsi per l’orco come per la preda.
Il tempo necessario agli effetti dell’illusione dell’odio per dileguarsi, come una nube di polvere e fumo che lentamente si diradi e riveli le macerie.
In una gara tra sensi fino ad allora sopiti, Vito impiegò tre giorni per vedere: il volto tumefatto del figlio e le nocche delle mani arrossate.
Per udire voci e suoni infami per ogni umano orecchio degno di questo nome. Ovvero, l’insopportabile eco che non l’avrebbe più abbandonato: le inutili suppliche di Tommaso; e l’insano rumore dei colpi sul volto.
Per capire, per comprendere appieno il peso di una perversione della violenza tra le più indicibili: papà, basta, ti prego.
Non appena entrato in camera del figlio era
scoppiato a piangere e, quasi allo stesso tempo, l’insaziabile scimmia aveva reclamato il suo obolo. Con il volto fradicio di lacrime, Vito si era voltato verso l’ingresso della stanza. Con la mente aveva già percorso il corridoio, raggiunta la cucina e afferrato la medicina. Stava per obbedire alla sete, quando qualcosa lo aveva spinto a girarsi. Come dire, una droga vale l’altra, se riesca nell’intento di coprire, nascondere e più che mai allontanarti da te.
Vito si era avvicinato alla finestra, aveva spostato la tenda e aveva guardato dall’altra parte della strada. Aveva visto, visto altro. Aveva visto l’altro palazzo, immaginandosi l’altra gente, nell’altra casa. Quindi aveva guardato in basso.
Perché ciò che ti serve per vomitare rancore a buon mercato e, soprattutto impunemente, si trova sempre più in basso di te.
Ramakeele stava rincasando con la spesa e, un attimo prima di entrare nel portone, si era voltata anche lei verso la vita nell’altro lato della strada. Un uomo dietro un vetro. E l’immigrata africana...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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