giovedì 16 aprile 2020

Razzismo è nell'occhio di guarda

Fu un tempo piacevole, per i due.
Nessuno come un uomo ignora la differenza tra un abbraccio e l’altro. Nessuno come un giovane uomo si emoziona confuso da tale differenza.
Il contrasto tra le due prospettive creava vibrazioni e calore che resero quelle ore a dir poco eccitanti.
Il tempo migliore per un adolescente che non rifiuta il biglietto, sale a bordo ed è pronto a mettere da parte il presente, figuriamoci il passato. Il futuro è tutto lì, nella vita con cui ti dividi tra respiro e orizzonte.

“Eccoli”, esclamò Teresa scorgendo Kereeditse in compagnia di Ahmed, Tinochika e Shani.
Tommaso la affiancò e vide. Vide davvero, quel che avrebbe voluto vedere.
Forse fu per farle piacere o per non lasciarla sola, scoperta o delirio che fosse. O magari fu perché qualcosa era davvero cambiato, in lui.
Dove sei finito? Dove sei finito, figlio di cotanto padre?
“Sono…”
“Africani, sembrano africani, vero?”
“E prima non lo erano?”
“No.”
“Sono contenta”, mormorò Teresa abbassando la voce ma non la tensione tra lettera e lettera.
“Perché?”
“Perché non sono matta… e anche perché…”
Lui le prese la mano.
Tutto qui.
Eppure bastò.

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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