giovedì 9 aprile 2020

Razzismo delle piccole cose

“Non so altrettanto bene come sia oggi la situazione, ma quasi tutti i nostri genitori all’epoca avevano costruito la loro presunta maturità sulla difesa del proprio territorio, alimentando panico e diffidenza. Erano stati addestrati così, fin da bambini. Non sono qui per giustificarli e nemmeno per giudicarli, c’è qui una giuria deputata a questo, tuttavia la realtà è che sono stati educati così, qualcuno li ha plasmati o forse si sono fatti plasmare. Ecco, Michael era invece uno di quei ragazzi che non voleva essere plasmato e soprattutto teneva particolarmente a non perdere tempo.”
“Può spiegarsi meglio?”
“Perdere tempo. Perdere tempo a combattere contro quelli che avrebbero voluto plasmarlo, i
genitori, i vecchi, gli insegnanti. A lui non interessava protestare, ma fare. Per questa ragione, insieme a quella dello studio, prese anche l’altra strada.”
“Quale?”
“L’altra, quella non dovuta e non scontata. Dopo essersi iscritto alla Scuola per il lavoro sociale, Michael mise su a Manhattan un gruppo locale del Congresso per l’eguaglianza razziale. Anch’io ne facevo parte.”
“È un bel ricordo?”
“Certo, ci sentivamo forti. Non perché lo fossimo davvero e neppure perché eravamo giovani e quindi ingenui. Ci sentivamo forti perché eravamo convinti di avere ragione. Capisce cosa intendo?”
“Spero di sì.”
“Nel 1963 facemmo la nostra prima apparizione pubblica. In quell’anno ci unimmo all’azione per eliminare la segregazione nel Parco di divertimenti di Gwynn Oak, nel Maryland. Ci sembrò un esordio perfetto.”
“Perché?”
“Le cose sono cambiate, oggi, e la gente non ha più memoria, ma credo che una delle rappresentazioni peggiori della discriminazione razziale, fosse quella praticata nelle situazioni, come dire, più normali, maggiormente innocue, proprio come un parco di divertimenti. La giostra per i neri e quella per i bianchi, e quindi due scivoli, due altalene, e così via. Quando guardo oggi nei parchi quei gruppi di bambini di ogni colore arrampicarsi e giocare assieme, infischiandosene delle tonalità altrui, nonostante i rispettivi genitori non siano sempre così maturi, penso a quanto dovevano essere folli i loro nonni.”

Leggi altro in "Il coraggio della speranza", racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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