mercoledì 22 aprile 2020

Cosa nasconde il colore della pelle

Il primo essere umano apparso sul nostro pianeta non era un colore.
Non solo questo, ma infinitamente di più.
Ciò malgrado, è stato il primo tra noi. O la prima, già che ci siamo in tema di rispetto delle diversità possibili.
Esordio assoluto, il suo, seppur senza alcuna consapevolezza; ignorando soprattutto le incalcolabili conseguenze della sua entrata in scena.
Quale primo, o prima, tra gli umani.
Nondimeno, al netto dell’eventuale correzione di genere, neppure la prima donna era un coloro.
Giammai unicamente questo, bensì una quantità fortunatamente più vasta.

Tra cui, essere vivi, essere parte del tutto, essere vulnerabili e mortali, sensibili e pericolosi, in continua evoluzione e dotati di potenzialità indefinite.
In una parola, umani.
Ciò nonostante, la prima tra tutte, era all’oscuro di tutto ciò e di quanto dell’essere donna fosse ragionevolmente distinguibile dal presunto sesso forte.
Di giorno in giorno, di anno in anno, era dopo era, il senso del messaggio non è mutato, sai?
Giulio Cesare non era un colore.
Come non lo è stato Hitler.
Non era un colore neanche Martin Luther King, malgrado le apparenze.
E men che meno Gandhi.
Di preziosi scampoli di vita vissuta e magnetiche parole, gesta simboliche e contributi universali ne potremmo citare a iosa, nel bene come nel male; ad accrescer Storia e a plasmare presente e futuro.
Non celebriamo la sopravvalutata particolarità della carnagione, a posteriori. Non associamo le tracce memorabili di un personaggio alla tonalità della pelle.
Ciò che resta e che merita il ricordo è ben altro.
Ma, allora, perché nell’istante che conta maggiormente per tutti noi – leggi pure come il fondamentale adesso – prestiamo così grande attenzione alla epidermide del prossimo a discapito di tutto il resto?

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