mercoledì 8 aprile 2020

Black Lives Matter

Trayvon Martin era un ragazzino. Un ragazzino nero, quindi sospetto.
George informò la centrale del presunto pericolo: “Questo ragazzo sembra che stia per fare qualche reato e che sia sotto l’effetto di sostanze…”
Stava parlando di un ragazzino, ripeto, che rincasava con un pacchetto di caramelle e una lattina di tè freddo.
La centrale chiese a George se stesse seguendo Trayvon e l’uomo rispose affermativamente, prima di mollare l’auto e avvicinarsi alla sua vittima innocente.
Gli agenti del 911 gli comunicarono che non serviva, ma fu inutile: qualcuno sparò, qualcuno gridò. Qualcuno uccise, e qualcuno morì.
Era nero, quindi colpevole. No, sospetto.
Così si giustificò George: l’individuo era
sospetto…
Ma era anche un ragazzino con tutta la vita davanti, il povero Trayvon.
Se solo fossimo stati tutti incapaci di distinguere i colori.
O perfino ciechi…
  
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