giovedì 23 aprile 2020

Antirazzismo ha bisogno di coraggio

“Quali conseguenze ci furono per James indossando il cerotto della vergogna? Anzi, del coraggio...”
“Lui e Ben, anche suo fratello lo mise su, furono puniti con una settimana di sospensione dalla scuola, nonostante il preside fosse noto per essere progressista.”
“Perché?”
“Paura. Il consiglio della scuola era interamente formato da bianchi. Nessuno di loro si era mai dichiarato apertamente a favore della segregazione e, che io sappia, nessuno faceva parte del Ku Klux Klan.”
“Ma allora perché il preside…?”

“Paura. È la paura. Mi creda, è questa la paura. È una delle lezioni che ho imparato meglio durante la mia breve permanenza nello Stato del Mississippi.”
“Ci vuole spiegare?”
“È facile da comprendere, poiché è ciò che avviene ovunque e probabilmente da sempre. La maggior parte delle volte che la paura ci impedisce di fare, o anche solo dire qualcosa, non è per una terribile conseguenza che abbiamo vissuto di persona. Spesso riguarda qualcosa che non è mai accaduto. Ci faccia caso, perché è così. Ci basta solo il pensiero, anche il più piccolo e insignificante pensiero che possa succedere e siamo schiavi. Siamo noi i veri schiavi, non gli africani che abbiamo rapito nelle loro terre. E la colpa è del nemico.”
“La paura?”
“No, il nemico non è la paura in sé, c’è sempre qualcuno che accenda la miccia. È il subdolo verme che insinua quel maledetto pensiero nella nostra testa. E così schiere di proni succubi prendono decisioni infami, fanno scelte capaci di rovinare la vita di migliaia di persone, ma che dico, di milioni, solo per paura di come possano reagire i consigli scolastici di questo mondo. Sa qual è la cosa più tragicamente buffa?”
“Ce lo dica lei.”
“Che i paurosi non sapranno mai se veramente quel tremendo incubo si sarebbe realizzato. Chi può dirlo? Il preside avrebbe potuto non sospendere James e Ben e il consiglio magari non avrebbe proferito parola. E lo sa perché?”
“Certamente no, sono tutto orecchi.”
“Perché il preside è il preside ed è sua la responsabilità di decidere come gli studenti devono o possono andare vestiti. Forse, per cambiare veramente le cose, sarebbe sufficiente che ognuno di noi accettasse tutte le proprie responsabilità senza evitare quelle scomode.”

Leggi altro in "Il coraggio della speranza", racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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