giovedì 12 marzo 2020

Nero vuol dire sospetto

Trayvon Martin aveva solo diciassette anni.
Trayvon ne aveva 17 e, per sua sfortuna, era nero
nel momento e luogo peggiori per esserlo.
Martin aveva appena 17 anni, era incolpevolmente nero e abitava a Sanford, in Florida, negli USA.
Magari sarebbe sufficiente questo per spiegare questa assurda vicenda
Il 27 febbraio del 2012 stava rincasando, passeggiando tranquillo in strada, dopo aver visitato alcuni parenti.
Nella sua città, ripeto, sua. Perché non va dimenticato che Trayvon era un nero a Sanford, ma Sanford era la sua città.
Lo definivano tutti un ragazzo per bene. Abile con la matematica e con voti eccellenti, secondo il parere della sua prof di letteratura.
Nondimeno, questo fu assai trascurabile per George Zimmerman, un cosiddetto volontario per il controllo del crimine, un patito delle ronde, nella versione italiana, a caccia di facili bersagli nella sua città. Sì, anche sua.
George lo vide e lo bollò all’istante come sospetto.
Il suo colore, non lui.
Perché nero uguale sospetto, negli USA come ancora in molte altre parti del mondo.
E chi è sospetto, come il povero Trayvon, spesso muore…

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