mercoledì 11 marzo 2020

Magia contro il razzismo

Gli esami, sì. Come aveva ragione il grande Eduardo, maestro dei maestri. Non hanno mai fine.
Nondimeno, il primo vero esame non inizia affatto in quella stanza intrisa di ansia e suspense, dove qualcuno dall’altra parte del tavolo è pronto a decidere il tuo futuro.
Il primo vero esame comincia molto prima. È solo che non l’hai ancora capito e, forse, questo è un bene.
Parte la colonna sonora, i titoli di testa fanno il loro ingresso ed ecco che tutto prende vita.
Il primo giorno di scuola, ecco dove tutto ha avuto inizio.
“Lui è Amedeo e si è appena trasferito da Bologna”, annunciò l’insegnante.
“Vi presento Giacomo”, quasi all’unisono in un’altra classe, qualche anno più avanti, “viene da Bologna.”
“Bambini”, più o meno nello stesso tempo,
qualche anno più indietro, “da oggi avete una nuova compagna: Anna, arriva da Bologna.”
Avevano scelto una città a caso, ma poi si erano preparati a dovere affidandosi a una guida della città e soprattutto a Wikipedia.
“State tranquilli”, li aveva rassicurati Ramakeele, “non dobbiamo sapere tutto. Nessuno sa tutto della propria terra, più che mai quelli che ci vivono.”
Il primo vero esame ha tratti comuni, riconoscibili ai più, e così è per il suddetto preludio a questi ultimi.
Tuttavia, ogni prima volta ha qualcosa di unico e condiviso da pochi, legati da qualcosa di potente, come un segreto.
Ahmed si accomodò al banco e non poté fare a meno di fissare un compagno in particolare.
Lo stesso fece Tinochika con un ragazzino sulla sinistra e Shani con una bimba proprio accanto a lei.
Stranieri. Bambini stranieri. Diversi. Con la pelle scura. Diversa. Ecco come li vedono, pensano al contempo tutti e tre. Ecco come ci vedono. Noi siamo loro e loro siamo noi.
Se non fosse per la pozione magica, questa sarebbe la verità. Se non fosse per l’inganno. Dell’occhio.

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

Nessun commento:

Posta un commento