martedì 24 marzo 2020

Josephine e Jean

Il 13 settembre del 1775, all’alba del nuovo giorno, Jean-Baptiste du Val-de-Grâce abbandonò per sempre l’accademia e si tuffò nel mondo. In questo suo primo vero viaggio, probabilmente il nostro visse il più bel momento della sua vita. Oggi, a più di due secoli da quegli anni, le lancette dell’orologio non solo tornano indietro – cosa che hanno già fatto dall’inizio di questo racconto – ma addirittura osano e rilanciano tutto su questa assurda magia. Basta girare nell’unico senso possibile e secondo il solo ordine concesso, come in un’accademia come tante. Libertà. E il tempo, solamente quel che noi scegliamo degno di scorrere, ha il privilegio di esistere ancora. Così
come le persone che il ventenne Jean incontrò in quegli straordinari anni. Una di esse, forse la più importante, fu Josephine, meretrice di giorno e attrice di notte: “Jean… che gioia ricordare Jean. Quando se n’è andato, il sipario della mia vita rubata alla vergogna si è chiuso. Sapevo che lo avrebbe fatto dal primo istante in cui lo vidi, quando entrò nella mia stanza di Rue de la Vigne. Sapevo che era solo di passaggio, Jean, l’avevo sempre saputo, sin dal primo istante che ascoltai veramente la sua voce. Sei troppo bella per fare la prostituta, mi disse sorridendo. Non ero bella, lo so, non lo sono mai stata. Jean. Sapevo che se ne sarebbe andato via come la cosa più inevitabile di questo mondo. Il palcoscenico sente la tua mancanza, mi sussurrò sempre quella prima notte, tu sei fatta per le scene, il tuo corpo deve essere bagnato dalla luce di un teatro. Attrice e puttana, così non mi sarei fatta mancare nulla. Jean. Sapevo sin dalla nostra prima notte che se ne sarebbe andato. Ciò nonostante, è stato bello credere che sarebbe rimasto...”

Leggi altro in "La vera storia di Jean-Baptiste du Val-de-Grâce, oratore della razza umana", racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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