lunedì 16 marzo 2020

Festa contro il razzismo

La prima festa, nella nuova casa, della vecchia gente, sulla nuova terra.
Come fai a non essere emozionato? Come fai a non esserlo, se confidi ciecamente sul fatto che sarà la prima di tante? Non vedi l’ora d’iniziare, allora.
Questo era il sentimento che condividevano i bambini, seduti in terra attorno al tabellone del gioco dell’oca.
Certo, la playstation o simili sarebbero stati più coerenti con i tempi, nondimeno, sovente accade che la nuova gente arrivi nella nuova terra in cerca di futuro, incapace di liberarsi del passato. E nella valigia di quest’ultimo non puoi non infilarci i vecchi giochi.
Tinochika era in vantaggio, lo era stato sin dall’inizio della partita. Shani era l’unica in grado di raggiungerlo, poiché Ahmed finiva da una casella negativa all’altra, tra stop di un turno e crudeli retrocessioni.
Nondimeno, nulla affievoliva il suo divertimento
e, se non fosse bastato l’atteggiamento perennemente ottimista del bambino, c’era il sentimento di cui sopra a tenere alti gli animi di tutti.
“Quanto sei sfortunato”, osservò Shani, dopo l’ennesimo tiro infelice di Ahmed, che rispose con una risata.
“Sei contento?” chiese Tinochika. “Ti trovi a quaranta caselle da me…”
Era in volo, l’amico.
E ballava.
Stava già ballando, lì, davanti a tutti, durante la festa.
Con lei.
Non un lento, sia ben chiaro, non era quel tipo di intimità che sognava.
Al contrario, nel film scritto e diretto dal solo protagonista maschile, i piedi e le gambe di Ahmed e Shani, le loro braccia, ogni parte del corpo, tutto vibrava e saltava facendo all’amore con ritmi e accordi accesi di vita.
Un amore precoce, ancor più che platonico, ben lungi da fare scandalo anche nell’occhio più bigotto della terra...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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