lunedì 30 marzo 2020

Facce marroni

La conversazione era stata condotta in gran parte da Sara, per i suoi, e Kereeditse per la famiglia di Ahmed. Una sorta di portavoce auto eletti sul campo.
Di solito la ciarliera di casa Fiori era Teresa, ma la ragazza era insolitamente silenziosa, esattamente come era accaduto a scuola, ma non perché particolarmente turbata. Teresa aveva trascorso l’intera cena spostando lo sguardo tra Ahmed e i suoi, sperando che qualcuno si accorgesse della nuova pelle del bambino. Attesa che da frustrante era divenuta scioccante.
Sì, perché non solo il bambino era diventato all’improvviso africano, ma la stessa metamorfosi l’avevano subita i suoi familiari proprio quella sera, davanti ai suoi occhi. Una famiglia nera, tutti, nessuno escluso.
“Teresa?” fece Marco, notando finalmente lo sgomento sul volto della figlia. “Tutto bene?”
“Sì…” riuscì a mentire lei, sforzandosi di smettere di fissare gli ospiti.
“Come vi trovate in questa nuova città?” aveva
chiesto Sara, togliendo opportunamente la figlia dai riflettori. “Non vi manca Bologna?”
I genitori di Ahmed si erano guardati e avevano sorriso entrambi, quasi all’unisono.
“Sicuro”, aveva risposto Ramakeele, “certo che ci manca. È la nostra città.” La vecchia aveva parlato alla madre di Teresa, osservando però quest’ultima con curiosità.
“E dove vivevate prima, signora Rachele?”
“In che senso, Teresa?”
“Prima di Bologna. Dove stavate prima di Bologna?”
“Noi siamo di Bologna”, aveva risposto ‘lei che racconta’. Mescolando verità e finzione con proporzioni indefinite, si dovrebbe aggiungere.
“Sicuro?”
“Teresa”, l’aveva ripresa Marco, più per l’evidente tono accusatorio che per l’insistenza.
“Scusate…” aveva mormorato la ragazza. “Vado un attimo in bagno.”
Dopo qualche minuto era tornata e non aveva più spicciato parola. Più tardi, una volta soli, i genitori avevano chiesto conto del suo comportamento.
“Voi non avete notato niente?”
“A cosa ti riferisci?” aveva domandato il padre.
“I nostri ospiti, Amedeo, il fratello, la sorella… tutti, insomma.”
“Teresa…” aveva sussurrato la madre avvicinandosi, come per guardarla meglio. “Sicuro che stai bene?”
La ragazza aveva afferrato il primo sorriso a disposizione e l’aveva incollato sul crescente avvilimento che la stava letteralmente divorando.
“Sto alla grande”, aveva risposto, “buona notte.”
Pochi minuti e un bacio dal calore inestimabile l’aveva riportata alla vita come il cavaliere con la bella assopita. Con meno passione, certo, ma con un fascino che i principi di ogni epoca si sognano.
“Cosa?” aveva detto Teresa togliendo la cuffia dalle orecchie, incapaci di cogliere le parole di Matteo.
“Facce marroni.”
“Cosa?” aveva ripetuto la ragazza ma con molto meno fiato in gola.
“Hanno le facce marroni!”
Ti amo, pensò Teresa stringendo a sé il ragazzo.
Non sai quanto ti amo, amico speciale.

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