mercoledì 4 marzo 2020

Amore contro il razzismo

Rukia desiderava accompagnare il compagno ma quest’ultimo fece di tutto per impedirle di seguirla.
“Vado qua dietro”, le sussurrò mostrando sul viso l’espressione più tranquillizzante possibile. “Torno subito.”
Non era una bugia. Qua dietro era sul serio là dietro. In altre parole, la casa della vecchia signora, i cui figli riuscivano a trovare di tutto, e con più o meno generosità regalavano quel tutto a chi ne avesse avuto necessità. Non c’era ragione di angosciarsi.
E poi c’era il nuovo arrivato, il nuovo vicino. Costui era sempre in casa ed era un signore buono. Un giorno gli aveva donato del pane. Quando qualcuno ti dona del pane come fai a non aver fiducia in lui?
“Stai calma”, aggiunse prima di baciarla. “Tornerò in un attimo…”
Come la rendono facile, i nostri mariti alcune
volte. Un attimo? Ma che non lo sanno che di norma per una moglie un secondo può durare per sempre qualora sia in pensiero per l’uomo che ama? Figuriamoci se questa moglie sia pure incinta.
L’abbraccio si fece convulso, come in un film, dove nello schermo si vede la banchina del porto prima di un lungo viaggio di separazione dei due amanti.
Eccessivamente convulso...
“Non è il caso di stringere così, dài”, reagì il corpo di Hash.
“Fai silenzio”, replicò affettuosamente quello di Rukia.
“Torno tra poco.”
Rukia avanzò sulla soglia della casa e lo guardò allontanarsi. Si impose di fidarsi.
D’altra parte, era l’unica scelta possibile.

Brano tratto da "Nostro figlio è nato", racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

Nessun commento:

Posta un commento