giovedì 6 febbraio 2020

Venditore di rose

Vendo fiori.
Ovvero, rose.
Già, le rose.
Esse rappresentano la mia vita.
Non mi riferisco a ciò che accende la mia passione, ma tanto, non sono la stessa cosa, giusto?
Entro all’imbrunire, sorrido, e muovo il mazzo verso di voi, e sono spesso insistente, me ne rendo conto.
Pare quasi che intenda costringervi ad acquistare la mia merce…
Non pare, sapete? Se ne fossi davvero in grado vi
obbligherei per davvero, a essere onesto.
In tanti di voi farebbero come me, in mia vece, ma è meglio non dirlo.
Questo mi è chiaro.
A ogni modo, di solito qualcuno di voi reagisce sorridendo a sua volta, qualcun altro di no con la testa ancor prima che arrivi al tavolo, un altro ancora desidera essere cortese e mi domanda da dove provengo.
Ma poi c’è quello che si arrende e apre il portafogli.
Benedetto astuccio di doni inarrivabili, che il cielo o chi per lui benedica l’invenzione di tale fonte strabiliante chiamata borsello, i cui frutti sfamano la mia pancia provata.
Ci sono anche coloro i quali mi deridono, ma se alla fine della fiera sono in grado di ottenere quanto basta per arrivare al domani successivo, so che posso sopportarli.
Posso dimenticare ogni cosa, per un momento.
Non cancellare del tutto, questo non devo farlo.
Mai.
Ma mettere da parte il male è un dovere.
Per i fiori, e per tutto ciò che resta di me...

Leggi il resto su “Il dono della diversità”, Tempesta Editore

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