giovedì 13 febbraio 2020

Razzismo comincia dallo sguardo

Le ragioni del guardare, magari coincidessero con quelle del vedere. Quel che si vuol vedere.
Vito tornò a casa e notando il silenzio della tv raggiunse il salotto e fissò per qualche istante il divano.
Vuoto. Come l’appartamento. E come ogni cosa, se priva della sola ragione di vita. Leggi pure come ciò che resta di un’ombra adorata anche più dell’originale. In breve, figlio.
“Tommaso?”
Vuoto. Nella risposta come nelle parole. Inutile spreco di suoni, laddove la scena quotidiana in casa Mariti era sempre la medesima.
Un ragazzino di sedici anni abbandonato sul divano, con la tv ad alto volume. Per cancellare o almeno rendere il tutto indefinito. Ricordi e gemiti della notte che seguì, quasi come con la preziosa medicina paterna. Valore merito della scandalosa legalità di un lento suicidio assistito. Purché si
consumi al riparo di quattro spesse mura. Riparo, è ovvio, per chi non vuol sentire.
Figuriamoci vedere. Quel che non si vuol vedere.
Vito entrò in cucina e lesse il biglietto: sono andato a pranzo della mia amica Teresa.
Amica. La compagna di banco.
Amica. La ragazza dai capelli rossi. Quella che abita di fronte.
Amica. Sì, l’ombra era anche questo, un tempo.
Per me e per te. Per noi, figlio. Non c’è spazio per altro, qui.
Un maleodorante sentimento iniziò ad avvelenare gli organi interni dell’uomo, allorché entrò in camera del figlio, con il biglietto stritolato nella mano sinistra…
Pochi secondi e raggiunse la finestra. Intuizione, forse. O, probabilmente, seguendo un copione inevitabile.
Perché la sgradevolezza nel vedere quel che si vuol vedere, ha storia lunga. Viene da lontano. Ecco perché non v’è sorpresa alcuna, mai, e il racconto si ripete stantio, marcio. Come uno stagno eterno, cancro incurabile che prima o poi ritorna.
Vito spostò la tenda e, nell’attimo esatto in cui Tommaso e Teresa avvistavano Ahmed e gli altri bambini svoltare l’angolo accompagnati da Ramakeele, egli vide.
Quel che voleva vedere...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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