martedì 25 febbraio 2020

Quando il razzista dorme

Dorme. Come è bello, quando dorme. Sembra lei, quando dorme. E questo rende bello e triste tutto.
L’uomo è in piedi accanto al letto. È ancora vestito, nonostante l’ora tarda. È stata un serata normale. Meravigliosa per la vita che riposa sotto le coperte, proprio perché normale.
Gli occhi di lui non riescono a smettere di
osservare il volto. Il disegno del naso, il contorno delle labbra. Sembra che sorrida. Starà sognando lei?
No, non l’altra. L’altra no, l’unica, la sola, solo lei merita di essere sognata. Solo lei merita di essere disegnata, narrata e rammentata nel vuoto del foglio. Del cuore. Di una casa dall’altra parte della strada, dove manca tutto quel che c’è nell’altra. Nella nuova casa della vecchia gente.
È un miracolo trovare quel che si è sempre desiderato e al contempo un peccato inaccettabile.
Sono vere entrambe per molti. Di sicuro per l’uomo che guarda ciò che vuol guardare. Dentro, là sotto, nel buio pesto, dove puoi vedere solo all’esterno. Altrimenti, ecco il miracolo, e se non hai l’uno, c’è il terribile resto.
L’uomo vorrebbe davvero il meglio, per lui. L’uomo farebbe sul serio qualsiasi cosa, per il suo bene. È un uomo come tanti, che darebbe la vita, per la sua.
Ma quell’uomo, come in troppi, è molto altro. O anche poco. Quanto basta per inchiodare le pupille tre le orbite, come un cristo condannato a grondare lacrime di sangue anche qualora, finalmente, giunga il tempo della gioia.
Una festa? Una festa.
L’uomo si accascia e si arrende, ancora una volta. Le ali della medicina sono lontane e vicine, nell’altra stanza, a pochi metri, che divengono migliaia convertendo le misure in emozioni fragili. L’esatta dimensione dello spazio tra un uomo e il suo mancato coraggio.
Piange.
Piangi, Vito.
Piange, l’uomo che vorrebbe davvero farcela...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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