mercoledì 19 febbraio 2020

Mani e occhi diversi

Di mani e occhi, diversi o meno.
Elementi portanti per la narrazione scritta e oralmente diffusa. Inezie del vivere, nel qui e ora, dove sono i silenzi ad abbracciarsi o, per mala sorte, i desideri si azzuffano, altro che aliene origini e esoticità della cute.
Le mani di lui raggiungono la porta, disobbedendo tanto al presunto boss nel cranio quanto al leader ombra al riparo del petto. Leggi anche come l’indispensabile schiavo del ritmo.

Gli occhi di lei osservano l’uscio schiudersi su invito delle orecchie, le prime informate sui fatti.
In breve, lo scatto della serratura. La porta si apre. Lui è lì. Lei non è da meno.
Perché un appuntamento è un appuntamento. Inevitabile, laddove sia in gioco un sentimento che, almeno nell’incipit, promette tutto. Tutto quel che i nostri siano in grado di immaginare, all’inizio.
Di occhi e mani, di lei e lui, malgrado differenti. O forse no.
I primi che seguono curiosi le seconde. Le quali raggiungono il viso con rapidità fulminea. Obbediscono, stavolta sì. Alla paura e alla vergogna, in superficie. Al desiderio di respingere l’ultimo assedio dell’invasore che hanno sempre sognato, nel profondo.
Dentro. Dove strepita e protesta invano l’opposta bramosia. Ancora dentro, ma accanto.
Gli occhi di lei non capiscono. Le mani di lui fanno di tutto per celare i resti del dolore. O della rabbia, discontinuità trascurabile nell’offeso come nell’aggressore. E così avviene il vero incontro, l’essenza stessa della parola, significato e conseguenza.
Di mani e occhi, quasi uguali e al contempo distinti. Che si scambiano il ruolo, che invertono i fattori e trasformano meravigliosamente il risultato.
Le mani di lei afferrano le mani di lui. E gli occhi di lui si arrendono agli occhi di lei. Il tuo dolore è il mio, credo dica la traduzione, ma forse mi sbaglio. Di certo non sono in errore, i due. Che si stringono convulsamente. Via la strada, via il confine. Un solo palazzo, un’unica camera, una singola finestra priva di tende. Dove gli occhi e le mani servono solo per tramandare il racconto.
C’è molto di più ed è solo di Teresa e Tommaso.
Per immensa loro fortuna.

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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