mercoledì 12 febbraio 2020

Bugie e razzismo

"Ehi!" gridò Crok. "Attento al mostro!"
L'animale si prese quasi un colpo.
"No, dico, ma che le prende?" urlò alterata la lucertola.
"Scusa tanto, eh? Perdona tanto se volevo salvarti la vita!"
"Salvarmi la vita? Ma se stava per farmi venire un infarto! Cribbio…"
"Ma tu non hai paura di camminare sul mostro?"
"Mi perdoni, ma di quale cappero di mostro va cianciando?"
In quell'istante Crok si rese conto di aver preso un abbaglio e tentò di rimediare: "Chiedo scusa, mi dispiace che tu…"
"Signore, cos'è questo tu? Ma ci conosciamo?"
"No… io mi chiamo Crok, e tu?"
"Ancora questo 'tu'?! Ma lei lo sa chi sono io?"
"Non lo so se lei lo sa… Io di certo no. Chi sei?"
"Senta, vuol fare lo spiritoso? Io sono il conte Ottavio de Lucertolis e non si permetta più di darmi del tu, sono stato chiaro? Inoltre, vuole avere la cortesia di uscire almeno dall'acqua quando parla con qualcuno?"
Così, seguendo l'invito, Crok raggiunse la riva e
inaspettatamente si ritrovò per la prima volta sulla terraferma e di conseguenza finalmente fuori dallo stagno, seppur senza volare.
Mentre si meravigliava di tale presunto prodigio il conte proseguì nella sua lezione di comportamento: "Ecco, vedo che è ancora un giovine virgulto e non avvezzo a trattare con gli animali importanti. Caro mio, quando ne incontra uno, come il sottoscritto, dovrebbe avere il giusto riguardo, soprattutto se lei è un sottoposto."
"Sotto che?"
"Sottoposto, subalterno, plebeo, insomma: un animale di poco conto."
In quell'attimo Crok si sentì colpito nell'orgoglio: "Ehi, come ti permetti? Animale di poco conto a chi? Adesso magari non te ne sei accorto perché mi devono ancora crescere le ali, ma io sono un'aquila, il re degli uccelli. Altro che conte dei miei stivali…"

Da Tra la terra e l'acqua, Camelozampa Editore

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