venerdì 7 febbraio 2020

Antirazzismo e coerenza

“Barone di Cloots”, chiese il Direttore, il quale finalmente si era deciso ad ascoltare Jean. “Ancora qui, stamani? Il partito Giacobino non ne può più di ricevervi.”
“Chiamatemi Anacharsis”, tenne a precisare il nostro. “Vi prego.”
“Come volete, Anacharsis, ciò non cambia la realtà.”
“È questo il punto, direttore. La dovrebbe cambiare la realtà, invece. Dietro questo nome che ho assunto c’è tutta la mia lotta per i diritti di ogni cittadino, il mio impegno per i valori della rivoluzione, la mia coerenza.”
“Coerenza, voi dite?”
“Certo, coerenza. In tutta la mia vita ho speso ogni
energia del mio corpo per far collimare l’azione alla parola.”
“Questo è veramente un singolare paradosso, signor Anacharsis. Voi chiedete di incontrare di persona l’illustre cittadino che risponde al nome di Robespierre, privilegio a cui anela una lista immensa, pretendendo di essere posto in cima a quest’ultima, e contemporaneamente frequentate personaggi a lui avversi?”
“Chiedo scusa”, fece Jean con un’espressione smarrita sul volto, “non so di cosa state parlando.”
“Ah, sì? Non lo sapete? Male, Anacharsis, molto male per uno che si riempia la bocca di parole come coerenza.”
“Direttore, parlate chiaro. Cosa volete insinuare?”
“Insinuare? Volete forse negare di avere tra le vostre conoscenze il cittadino Jacques-René Hébert?”
“No, non lo nego. Conosco questa persona… e con questo?”
“Conoscete anche le sue idee estremiste, ampiamente diffuse in questi anni dal suo giornale, Le Père Duchesse?”
“Certo, come molti qui a Parigi.”
“E conoscete anche il suo attacco violento e offensivo all’ala moderata del partito Giacobino?”
“Direttore, non capisco dove vogliate arrivare. Spiegatevi meglio.”
“No, signor Anacharsis, siete voi che dovete spiegare dove state andando. Fraternizzate con personaggi come Hébert, con il quale condividete idee e atteggiamenti, i quali attaccano Robespierre osando accusare quest’ultimo di troppa moderazione, e poi pretendete di avere l’opportunità di incontrarlo vis a vis? Magari per offenderlo impunemente? Avete una curiosa concezione di cosa sia la coerenza…”
“Sentite, non so quali calunnie vi siano giunte sul sottoscritto, ma io non ho alcun desiderio di offendere il cittadino Robespierre.”
“Signor direttore, la vostra tesi non ha alcun fondamento logico. Il fatto che io frequenti Jacques-René Hébert non comporta come condizione necessaria e sufficiente che condivida totalmente le sue idee.”
“Davvero? Anacharsis, auto definitovi oratore della razza umana, voi avete abbandonato il titolo di barone e cambiato il vostro nome. Due anni fa siete intervenuto al cospetto dell’Assemblea nazionale con un esercito di stranieri. Volete forse farmi credere di ritenervi un moderato, colpa che il vostro amico Jacques-René Hébert attribuisce allo stimato cittadino Robespierre? Siete un moderato, voi?”
“Non comprendo quanto sia rilevante se il mio comportamento possa essere definito moderato o meno.”
“Coerenza, signor Anacharsis, è rilevante quanto lo è la coerenza. Andate a casa, signore, e riflettete. Riflettete bene, prima di decidere di tornare ancora una volta a chiedere di interloquire con Robespierre. Vedete, non conta in effetti se voi siate veramente complice o meno del cittadino Hébert. La vostra comunanza con costui e altri individui avversi allo stimato signore che pretendete di incontrare è insita nel vostro personaggio. La presunzione di coerenza ha un prezzo, signore. Lo scoprirete presto.”

Brano tratto da "La vera storia di Jean Baptiste du Val-de-Grâce, oratore della razza umana", racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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