giovedì 23 gennaio 2020

Uguali e diversi

Dimenticavo i genitori che non ricordavano il mio nome: "Come si chiama quel ragazzo? Quello... Hai capito, no? Quello con la pelle scu... ehm, di colore, senza offesa, eh?"
Ecco, non c'è problema, capisco la difficoltà, ma perché devi dire senza offesa? È quello che rovina tutto.
Infine ci sono i migliori.
Non i paladini dell'uguaglianza, perché non è vero che siamo tutti banalmente uguali ma tutti splendidamente diversi e unici. Non i fautori della
tolleranza, perché le diversità non vanno tollerate, sopportate, accettate, ma vanno ricercate, amate, sono ricchezze. Sono quelli per i quali i colori sono solo dei semplici particolari, come l'altezza e il sesso.
Particolari che sono solo il contorno, la cornice del quadro che mettiamo in scena giorno per giorno.
Quadro che lentamente e vorticosamente allo stesso tempo, ogni attimo della nostra vita inconsapevole, si riempie non di colori, ma di corpi che si sfiorano, di parole che precipitano nel profondo, taglienti, di battiti accelerati a ritmi trascinanti, di respiri ansimati, soffocati, liberati, si riempie non di noi ma degli altri, di tutte le persone che passano nella nostra vita, di tutte le persone diverse da noi.
Io stesso non so se faccio parte di questi.
Sì, perché tante volte, anch'io ho dato importanza al mio colore più che a me stesso.
Ma c'è qualcosa per la quale siamo uguali?
Forse, chissà, abbiamo tutti un bisogno enorme di conoscerci, di capire chi siamo, e gli altri potrebbero aiutarci a farlo. Oppure potrebbero confonderci le idee ancora di più. Tutto per colpa di piccolissimi particolari come il colore della pelle: il modo di ridere, il modo di camminare, il modo di baciare, il modo di stringere la mano.
Così, creature del giorno o della notte, ci camuffiamo, cerchiamo di renderci riconoscibili, teneramente.

Da Tramonto, la favola del figlio di buio e luce 

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