mercoledì 22 gennaio 2020

Libro sui migranti

In patria Rukia aveva avuto modo di scoprire quanto la gente potesse diventare cattiva in tempo di guerra, ma non immaginava che potesse esserlo altrettanto protetta dalla pace.
La cosa la ferì. Ciò nonostante fu un bene, poiché quando arrivo finalmente alle porte di Parigi era pronta ad aspettarsi qualsiasi cosa.
In quei giorni che la condussero da oriente ad occidente, si rese conto che lontano da casa la sua identità assumeva tante sfumature.
Avrebbe potuto essere immigrata e sola. Lei non lo
era.
Avrebbe potuto essere extracomunitaria e senza un posto dove dormire. E lei lo aveva.
Avrebbe potuto essere clandestina e priva di un lavoro. Aveva anche quello.
Per questa ragione crebbe in lei un enorme pudore nel vedersi affibbiare qualsiasi definizione che rappresentasse una vita molto, molto più sfortunata della sua, malgrado una donna a cui era stato strappato in quel modo il proprio compagno non fosse di certo nata con la camicia.
D’altronde, c’era anche un altro motivo.
La sua vera storia l’aveva lasciata in Iraq. Quella di Parigi era la storia di suo figlio Hani.

Brano tratto da Nostro figlio è nato, racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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