giovedì 30 gennaio 2020

Giovani contro il razzismo

“Come avete conosciuto James Chaney?”
“Fu grazie ai Freedom Ride.”
“Di cosa si tratta?”
“Ha mai sentito parlare dell’avvocato Bruce Boynton?”
“No, ci racconti.”
“Nel 1960 ci fu nel mio paese una sentenza storica, nota come Boynton contro Virginia. In essa, la Corte Suprema degli Stati Uniti ribaltò un’altra sentenza, a dir poco scandalosa, che aveva visto condannare uno studente nero che aveva osato fermarsi a mangiare in un ristorante di un terminal degli autobus riservato ai bianchi. Non v’era altro luogo dove mangiare e il giovane avrebbe dovuto attendere molto la sua
coincidenza. La Corte stabilì che tale ennesima forma di razzismo, tra le altre cose, era illegale in quanto non rispettosa della legge del commercio interstatale, la quale vietava nella maniera più assoluta la discriminazione.”
“Un atto dovuto.”
“Certo, ma anche questo rappresentò un insegnamento, per tutti noi. Fu Michael (Schwerner) a farmelo comprendere appieno.”
“Ci dica.”
“Vede, aspetto che non riguarda unicamente il mio paese e quell’epoca, la legge è come per le dichiarazioni d’amore. Non è sufficiente dire ‘ti amo’ una volta e credere che tutto si riduca a quello. Quelle parole, per aver valore, vanno testate quotidianamente, è banale ma è così. Allo stesso modo, non è sufficiente sapere di vivere in uno stato di diritto per aspettarsi che quello stesso diritto venga rispettato. Che sia ‘ti amo’ o ‘la giustizia è uguale per tutti’, le persone che credono in parole come queste hanno il dovere di chiederne conto finché quelle medesime parole avranno un qualche senso. È come quando si viene in possesso di qualcosa di prezioso. Bisogna averne cura, è la prova che ci teniamo.”
“E qual è il legame con i Freedom Ride?”
“Be’, non c’è tanto da spiegare. La comunità nera aveva apprezzato la decisione della Corte Suprema, ma poi agì come ogni cittadino sveglio dovrebbe fare.”
“E cosa fece?”
“Mise alla prova la legge. Ecco cosa sono i Freedom Ride. In pratica gruppi di attivisti organizzavano autobus colmi di neri che attraversavano il Mississippi di stazione in stazione, di ristorante in ristorante, per bianchi o meno. E nel 1962 James e suo fratello Ben erano tra quei neri.”
“Un altro atto di coraggio.”
“Già. Ecco perché Michael ammirava James ancora prima di conoscerlo. Nel 1960, non appena venne a sapere dell’iniziativa, ne fu entusiasta, la considerò emblematica, un vero esempio di cittadinanza attiva: mettere alla prova le leggi. Questo dovremmo fare ogni giorno, diceva, mettere alla prova lo Stato, i politici, gli sceriffi, tutti quanti, tutti coloro che promettono qualcosa al popolo, soprattutto se quel qualcosa rappresenta la base della nostra civiltà, del nostro essere persone per bene. In caso contrario, siamo tutti complici.”
“Perché?”
“Perché se ci piace la democrazia, ebbene, quel potere ce lo dobbiamo prendere, dobbiamo esercitarlo, altrimenti, con quale faccia ci lamentiamo?”

Brano tratto da Il coraggio della speranza, racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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