venerdì 10 luglio 2020

Giornali che incitano all'odio verso gli stranieri

Capisco, mi rendo conto. E mi dispiace. Più a me, credimi.
Sarà a causa del recente cambio di dirigenza – e quindi di orientamento e soprattutto interesse politico – ma suppongo ti saresti figurato di trovarci Libero o Il Giornale (che è tutto tranne che tale…), in questo post.
Invece sto parlando di Repubblica…

Ecco il titolo famigerato: Migranti, assalto a Lampedusa: dieci sbarchi in 24 ore. Arrivano in 570, l'hotspot pieno non può ospitarli per la quarantena.

Fermiamoci alle prime quattro parole: Migranti, assalto a Lampedusa.

E ora figurati quali eco scateni un titolo del genere
nei crani più o meno disabitati di molti nostri concittadini.
Laddove a farla da padroni siano la paura e l’ignoranza, malesseri e frustrazioni personali, astio per se stessi e la propria vita - più che per il prossimo - al posto di migranti avresti potuto scrivere nell’ordine casuale: alieni, pirati saraceni, zombie, zanzare assassine e vespe killer, vampiri dallo spazio, otre a ragni, ratti e scarafaggi giganteschi. L’effetto sarebbe stato lo stesso: aumento della cieca e immotivata intolleranza verso chi si ritenga diverso da “noi”.
Il dramma è che coloro che ne pagheranno lo scotto sono esseri umani in carne ossa, e non spauracchi e mostri inventati per spaventare sui libri e nei film...

Leggi altro su “Il dono della diversità”, Tempesta Editore

giovedì 9 luglio 2020

Accogliere o discriminare?

Rumore, nel palazzo. Qualcosa si muove, da qualche parte, al di là del muro. Qualcosa sta cambiando.
Teresa sta pelando una mela, con il sottofondo dei violini che le sussurra la cuffia. Non ha fretta, fa le cose con cura. Taglia con precisione estrema, cercando di non sprecare il frutto.
È brava a togliere le bucce, lo è sempre stata e il motivo è semplice. Le piace guardare quel che c’è sotto perché le piace quel che c’è sotto.

Ecco perché non andrebbe sprecato un grammo. Di quel che c’è sotto.
Il pezzo strumentale sale di volume, una versione classica di una hit pop, ma questo non le impedisce di accorgersi della novità in arrivo.
Posa il coltello sul vassoio, libera le mani dall’unto del pasto che sta per terminare seduta sul letto della propria camera e si libera lentamente del cellulare.
Quindi raggiunge la finestra e osserva in basso, sul marciapiede innanzi al portone del palazzo.
C’è un bambino che si guarda intorno e proprio nel momento in cui solleva gli occhi verso di lei, arriva una donna, probabilmente la madre che lo invita a entrare.
Nella nuova casa. Nuove persone.
Nel medesimo tempo, Marco tenta di ascoltare il telegiornale, interrotto di continuo da Matteo con le domande più improbabili.
Perché non sei tu a dire le notizie? Sei più bello di quello lì. Oppure: Perché non parla mai di noi, quel signore? Io lo farei. Nondimeno, il padre del ragazzo speciale coglie qualcos’altro, tra le interferenze di quest’ultimo. Qualcosa di cui il figlio non è affatto responsabile.
Preme il tasto mute sul telecomando e raggiunge l’ingresso. Quindi appoggia l’orecchio alla porta di casa e ascolta, imitato un secondo dopo da Matteo.
Nuove persone. Nella nuova casa.
Da accogliere, o almeno conoscere, oppure da discriminare, come minimo ignorare.
A ciascuno la scelta...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore


mercoledì 8 luglio 2020

Le vittime di razzismo meritano giustizia

Il 21 giugno 1964, tre giovani scomparvero vicino alla città di Filadelfia, nel Mississippi. Michael (Mickey) Schwerner e James Chaney lavoravano per il Congresso di uguaglianza razziale (CORE) nella vicina Meridian; Andrew Goodman era una delle centinaia di studenti universitari provenienti da tutto il paese che si erano offerti volontari per lavorare sulla registrazione degli elettori, sull'istruzione e sui diritti civili nell'ambito del Progetto estivo del Mississippi del 1964. I tre ragazzi, sui vent’anni, credevano che il loro lavoro fosse necessario, ma anche pericoloso: l'adesione a Ku Klux Klan nel Mississippi stava aumentando vertiginosamente nel 1964 - con un'adesione che superava le 10.000 persone. Il Klan era pronto a usare la violenza per combattere il movimento per i diritti civili; il 24 aprile il gruppo offrì una dimostrazione del suo potere, mettendo in scena 61 incendi simultanei in tutto lo stato…
I tre sono stati uccisi barbaramente e ci sono voluti decenni per render loro un po’ di giustizia.

Leggi altro in "Il coraggio della speranza", racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

 

venerdì 3 luglio 2020

Titoli razzisti di giornali razzisti

Spacciava nei pressi di parco Rosselli arrestato un tunisino quarantenne. Era già stato in carcere per omicidio.
Il Messaggero

La nazionalità dell’arrestato è irrilevante, il razzismo al contrario è evidente.

Violenza sul treno: marocchino sferra un pugno in faccia a un uomo per rubargli i bagagli, Il Secolo d'Italia

La nazionalità dell’aggressore è irrilevante, il razzismo invece è palese.

Spaccio di benzodiazepine, algerino denunciato a Napoli, Il Mattino

La nazionalità dello spacciatore è irrilevante, ma il razzismo è indubbio.

Falsifica i documenti. Arrestato romeno, Il Resto del Carlino

La nazionalità del falsario è irrilevante, ma il razzismo è sempre lo stesso.

Si getta dalla finestra per sfuggire all’arresto, bloccato un senegalese, Il Giorno

La nazionalità del fuggitivo è irrilevante, ma il razzismo è puntuale.

Potrei andare avanti, e magari finirei per ripetermi, visto che ne scrivo da quasi vent’anni.
E poi mi vengono a raccontare che l’Italia non è un paese razzista...

Leggi altro su “Il dono della diversità”, Tempesta Editore

giovedì 2 luglio 2020

La badante straniera

Uno dei passatempi proposti da Kereeditse, che nella consueta mattinata con Matteo avevano mandato al tappeto la tv, era la rassegna stampa.
Soprattutto a causa del lavoro di Sara, sparsi nella casa c’erano sempre un mucchio di quotidiani e riviste, e uno dei sogni impossibili del fratello di Teresa era quello di diventare un giorno l’uomo del telegiornale.
“Perché?” chiese la madre di Ahmed, ma tu leggi pure come la ‘babysitter immigrata’.
“Perché ho il sorriso che ci vuole.”
Non era farina del suo sacco, bensì di Sara. L’aveva detto distrattamente, mentre colpiva assorta i tasti del pc, dopo aver sfiorato per una frazione di secondo Matteo con la coda
dell’occhio. Neanche uno sguardo completo, ecco.
“Mamma, mi piacerebbe fare l’uomo del tg. Posso?”
“Certo, hai il sorriso che ci vuole.”
Domande e risposte di peso differente, per i due. Domanda dimenticata e risposta scolpita e lucidata ogni giorno.
Cosicché, il gioco che la ‘badante straniera’ – ma sì, usiamo la dicitura da stampa superficiale e strumentale - aveva messo su con Matteo era una sorta di prova generale per il futuro anchorman.
Il ragazzo indossava sopra una camicia l’unica giacca che aveva, quella del cosiddetto vestito buono, e metteva al collo una delle cravatte di Marco.
Quindi si sedeva al tavolo in salotto, con i giornali sparsi su di esso, una lampada puntata ben in viso dall’improvvisata regista e la suddetta rassegna andava in onda.
Matteo era raggiante. Già si vedeva nella scatola magica, a raccontare le notizie. Tuttavia, non aveva alcun interesse nel raggiungere la totalità degli spettatori. L’unico bersaglio abitava con lui. Quella era la sola platea che gli interessasse: papà, mamma e Teresa sul divano, ad ammirare Matteo, la loro finestra per il mondo di fuori, il testimone di quel che succede davvero, lì fuori.
In breve, l’uomo del tg. E quando quella del narratore è una voce onesta, tutto può succedere...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore